venerdì 16 dicembre 2011

Un po' di miniclub

Non credevo di essermelo dimenticata, invece mi ha sorpreso quasi come fosse una novità l'ascoltare due quattrenni giocare qui in casa.
La Piccolina ha inaugurato, finalmente in prima persona, la stagione degli inviti alle amichette e così sono tornata indietro nel tempo. Relegati i fratelli maggiori al ruolo di divertiti spettatori, per un paio d'ore hanno comandato due piccole donne, tra bambole, cucina, pennarelli e approcci alla danza.
Per un intero pomeriggio i pupazzi sono rimasti pupazzi da accudire e nessuno li ha presi a calci ingaggiando partite clandestine in corridoio.
Sui fogli da disegno solo bambine dai capelli lunghi ed esperimenti in stampatello maiuscolo, nessuna Formula 1 né squadra di calcio, nessuna classifica fitta di numeri e date, nessun fumetto né cronaca sportiva scritta in corsivo.
Perché di solito lei rincorre i fratelli imitandoli, non il contrario. E noi Famiglia in 3D, quasi senza accorgercene, facciamo lo stesso, calibrando attività, letture e discorsi sulle età dei due più grandi.
E' stato bello per tutti gustare un equilibrio diverso per qualche ora.

Ed è stato forse per questo che qualche giorno dopo, in una domenica di febbre e noia, dallo scaffale dei dvd, fra i titoli inviati nella seconda busta dalla Universal, mi sono decisa a scegliere questo:

Tanti colori vivaci, immagini chiare, situazioni e linguaggio semplici. Meno lento e ripetitivo dei Teletubbies, meno petulante di alcuni cartoni animati educativi dei canali tematici per bambini in età prescolare. Simile ai libretti di Lucy Cousins su cui avevamo già conosciuto Pina Topolina e i suoi amici, ormai logori da tanto li abbiamo letti e riletti, che la Piccolina è andata subito a recuperare.
Età consigliata 2-4 anni, un po' al limite per noi effettivamente… però ci siamo divertiti (anche il quasi settenne Grandicello, ma non lo diremo a nessuno).

giovedì 13 ottobre 2011

Time out

Una mamma che abita ancora nella zona in cui è cresciuta ripercorre ogni giorno strade note e spesso le scopre nuove insieme ai suoi figli. Oppure ritrova vecchie cose sempre uguali, come la scuola con gli ippocastani in cortile, e si stupisce dei segni dell'età sui visi dei personaggi che continuano a rappresentare il quartiere nonostante le novità e la riqualificazione modaiola.

Magari ritorna in un luogo che aveva abbandonato per un po' di anni, volentieri e per dei buoni motivi, e si accorge che, ora che ci vede il suo Ragazzo Grande scorrazzare felice tirando calci al pallone per i suoi primi "veri" allenamenti, tutto sommato varcare di nuovo quel cancello è meno difficile di quanto pensasse.

E può anche succedere che, in un mercoledì qualsiasi, nel pomeriggio del corso di nuoto, il solito parco intorno alla piscina si trasformi nel luogo di una casuale quanto ben riuscita rimpatriata fra amiche, non "mamme del parco", ma proprio amiche, di quelle che non si vedono da tempo perché in giro per il mondo, di quelle con cui non si parla di figli ma di qualsiasi cosa, di quelle con cui si ride e ci si dimentica di essere nel parco in cui di solito si sorvegliano i bambini e ci si siede sul bordo della fontana come se il tempo fosse davvero tutto per noi. Proprio come quando i pomeriggi al parco o in oratorio erano i nostri pomeriggi e ci sembrava che nient'altro potesse esserci.

Poi il nuoto finisce e ci sono le docce da fare, la lezione di scienze da ripetere e la cena da preparare. E ci piomba addosso tutta l'attualità della nostra veneranda età sentendo che una delle figlie, la più grande del gruppo, ci definisce delle "amiche di famiglia", espressione che evoca un tè coi pasticcini e i centrini di pizzo, non un bivacco al parco fra ragazzine quali ci siamo sentite per un'ora…
ma è il nostro pomeriggio e, da ragazzine, ci facciamo un'altra bella risata.

martedì 4 ottobre 2011

Hop, un altro coniglio sulla nostra strada



La mail di Jolanda che mi proponeva di partecipare al progetto Mamma Blogger Club della Universal mi ha raggiunta sul finire della mia lunga estate al mare, di fronte al consueto tramonto coi bambini in riva al mare a giocare a pallone dopo l'intera giornata all'aria aperta, pigramente lontana dal blog e soprattutto dalla televisione.
La mia prima reazione è stata: "non riusciremo mai a vedere tutti quei dvd".

Poi ho fatto mente locale alla nostra dotazione di film, costruita negli anni intorno ad interessi prevalentemente maschili, e ho deciso di accettare, proprio nella speranza di ricevere, magari, qualcosa di più adatto alla Piccolina.

Meglio non mi sarebbe potuta andare, visto che, all'apertura del primo pacchetto, ho scoperto che il protagonista di Hop è un pupazzo animato dal pelo morbido, gli occhioni dolci e lunghe orecchie… proprio un coniglio! Specie per cui la Piccolina nutre una passione assoluta da sempre.


Così la visione è stata un successo, con la Piccolina inchiodata al video a chiedere in continuazione "dov'è il coniglietto?", "e il suo papà?" e poi, fortunatamente quasi ad ogni scena, "eccolo!", "vado a prendere Teddy (ndb: il suo coniglietto prediletto e variopinto, primo vero amore) così faccio vedere".

Ma ce ne è stato anche per i due più grandi: qualche risata piena per i pasticci combinati dal coniglio CP in fuga dal suo destino di Coniglio Pasquale per inseguire il sogno di sfondare come batterista, una digressione sull'ubicazione dell'Isola di Pasqua (dove troverebbe luogo la magica casa/fabbrica di caramelle del Coniglio Pasquale) e una sana riflessione sulla condizione esistenziale del protagonista umano del film: Fred, un giovane e sfaccendato adulto, allontanato da casa dai genitori perché impari a tenersi un lavoro e a cavarsela da solo.
Visto che è ancora presto per proporre ai miei due figli maschi la visione di Tanguy, ho colto al volo l'occasione di questa versione per famiglie. E, siccome loro hanno prontamente riconosciuto nel personaggio la situazione di un paio di analoghi trentenni bamboccioni conosciuti in spiaggia ancora sotto all'ombrellone di mamma e papà, credo che il messaggio sia risultato chiaro.

Poi l'azione ha preso il sopravvento e forse ai bambini è sfuggito che, nel finale, la vera prova di maturità sia sostenuta dal coniglietto che, per salvare il suo papà, rinuncia al talent show della sua vita, mentre il fortunato Fred riesce nel compromesso di fare un mestiere della sua passione per i dolcetti pasquali.
O, più semplicemente, abbiamo avuto tutti la conferma che la Piccolina, innamorata dei suoi conigli, la sa davvero lunga.

mercoledì 25 maggio 2011

Pensieri al vento in una Milano arancione

Da sempre il mio Bimbo Grande l'ha eletto suo colore preferito. Io non l'avevo mai amato particolarmente, ma quest'anno, progettando una casetta che speriamo sia sempre piena di sole, lo sto scegliendo per molti oggetti e particolari. Mi sono accorta che l'arancione è un bel colore.

Al liceo studiavo di tempi in cui Milano era luogo di innovazione, patria del giornalismo e culla di movimenti letterari, coi suoi caffè zeppi di intellettuali. Ma in realtà mi sembrava che la mia città fosse popolata soprattutto da personaggi simili ai macchiettistici "cummenda" dei film alla Vanzina.
Da un paio di settimane mi guardo intorno un po' meno diffidente, come tanti altri che sembrano aver tolto un velo di pudore e aver voglia di esprimere finalmente i propri desideri senza sentirsi più una minoranza impotente. Ho cominciato ad accarezzare l'idea di poter essere orgogliosa della mia città.

Il vento solitamente mi dà molto fastidio: lo patisco e mi provoca il mal di testa. Però ieri sera stiravo con la finestra aperta e sentivo con sollievo l'aria fresca che mi lambiva la schiena. Pensavo a tanta gente in bicicletta, per le strade là fuori, a una folla arancione che pedala verso il voto di domenica e questa volta ci crede davvero. Ho scoperto quanto può far piacere sentire addosso il vento del cambiamento.

martedì 12 aprile 2011

Sentimenti e #ScuolaItaliana


Ci sono momenti, nella quotidianità frenetica e quasi sempre ripetitiva, in cui ti soffermi su una frase o una situazione e ti rendi conto che il tempo passa, che le cose cambiano e che i tuoi figli crescono davvero.

Basta soltanto prestare un po' d'attenzione in più quando il tuo primogenito ti dice "Mamma, qual era la tua materia preferita? La MIA è storia!", oppure quando senti lui e suo fratello che con naturalezza si raccontano aneddoti di mitologia greca…

E allora ti accorgi che certe cose non gliele hai insegnate tu, che certe passioni saranno le loro e che qualcun altro le sta accendendo e nutrendo.

No, non dirò inculcando.

Scopro con piacere che queste loro prime vere e proprie esperienze intellettuali al di fuori della famiglia non mi trovano diffidente, e neanche gelosa. Ma che, anzi, mi dà un brivido pensare a tutto ciò che si aprirà loro davanti, alle opere che devono ancora conoscere, ai libri che potranno leggere, ai pensieri che svilupperanno, agli individui unici e complessi che saranno, anche e soprattutto grazie a quanto vivranno fuori da qui.

Mi accorgo che il passaggio dalla scuola dell'infanzia alla prima alfabetizzazione è più naturale, mentre quello allo studio vero e proprio richiede anche a noi genitori un salto a cui dobbiamo essere pronti. All'inizio della prima elementare affidiamo dei bambini che percepiamo ancora come piccoli e bisognosi di cure semplici: la scuola è un orario che deve essere garantito, una mensa, un edificio, un cortile che devono essere adeguati, delle insegnanti che devono essere premurose, attente, presenti. E tutto ciò non è banale, è importante.
Però poi, in un tempo che a me è sembrato volare, non ci sono più solo i dettati e le tabelline, ma nelle menti curiose dei bambini irrompono la storia, l'attualità, l'educazione civica, gli esperimenti e il metodo scientifico, i loro occhi brillano di domande e di entusiasmo per delle scoperte che sono delle conquiste che sentono tutte loro.
E allora si percepisce la forza che può avere l'insegnamento, o, meglio, ce lo si ricorda, rivedendo lungo la propria formazione i volti dei maestri più carismatici. E si avverte quanto la ricchezza della scuola sia nelle persone che la compongono.

Se penso a quello che è stata la scuola per me e se mi concentro sul tono della voce del mio Bimbo Grande che mi dice "Mamma, qual era la tua materia preferita? La MIA è storia!", riesco anche ad essere meno pessimista, meno rattristata dalle conseguenze dei tagli della riforma Gelmini, meno ossessionata dalla contabilità di organici e ore.
Certo, purché noi genitori e insegnanti cerchiamo sempre di collaborare e comunicare, di avere gli uni negli altri gratitudine e fiducia. Purché la logica di chi ci vuole dividere in "famiglie che vogliono solo parcheggiare i figli" e "insegnanti fannulloni dalle lunghe vacanze estive" non vinca. Purché ci ricordiamo che il "patto educativo" non è un concetto astratto, ma la promessa che facciamo agli occhi vivaci dei nostri bambini.


Questo post partecipa alla Giornata di blogging sulla Scuola Italiana.

domenica 6 marzo 2011

Inaudito relax

Domenica, tardo pomeriggio, al rientro da un intenso weekend al mare.
Papà in 3D coi bambini in visita dalla nonna, casa deserta.
Disfo le borse, faccio partire un bucato, preparo l'occorrente per l'inizio della settimana di scuola, mi infilo al supermercato per una spesa al volo.
Mi resta una decina di minuti…

Idea peccaminosa: mi faccio un bagno!
Con la schiuma, e la spugna per il peeling, persino la pietra pomice.

Sento la chiave nella serratura: rieccoli.
Attraversano la casa buia chiamandomi, arrivano all'unica stanza da cui filtra luce: il bagno. Ovviamente entrano.

E rimangono lì, tutti e tre schierati, con ancora le giacche addosso e lo stupore disegnato sui faccini.
"La mamma fa il bagno!", "Papà, la mamma fa il bagno!", "Io non l'avevo mai vista"… è un coro.

Dopo un paio di minuti, "Ma come? Sei già uscita?".
Il Bimbo Grandicello: "Eri bellissima nell'acqua, mamma. Bellissima e tranquillissima".

Quando si dice un evento eccezionale.